Quando la Stella Rossa Belgrado trionfò in Coppa dei Campioni a Bari, la Jugoslavia calcistica aveva il talento per diventare una big d’Europa, ma fu lacerata dalla Guerra dei Balcani. Il mio racconto di questa settimana per SportinPuglia.
Ventinove anni fa, di questi tempi, lo stadio San Nicola di Bari fu teatro della finale di Coppa dei Campioni tra Olympique Marsiglia e Stella Rossa Belgrado. Non una partita indimenticabile per lo spettacolo, di sicuro emblematica dal punto di vista storico. Di lì a poco, infatti, sarebbe cominciata la Guerra dei Balcani, una delle più cruente del secolo scorso che avrebbe definitivamente dissolto la Jugoslavia. Prima però, la squadra simbolo della capitale Belgrado, la Crvena Zvezda o Stella Rossa o Red Star, si sarebbe issata sul tetto d’Europa. E lo avrebbe fatto di fronte a oltre 30000 tifosi che avevano attraversato l’Adriatico per assistere a quel trionfo nel capoluogo pugliese, esibendo sugli spalti una coreografia che sapeva già di triste presagio: la bandiera serba con le aquile al centro, anziché quella jugoslava con la celebre stella rossa.
Il San Nicola di Bari era un impianto modernissimo, fatto costruire appositamente per i Mondiali di Italia ’90 su un progetto ideato dal celebre architetto Renzo Piano. Dopo aver ospitato la finalina per il terzo posto tra Italia e Inghilterra, in pochi si aspettavano che addirittura l’evento più importante del calcio continentale – solitamente nelle grandi capitali europee – si spostasse nella periferica Puglia. In quel periodo, però, ad Antonio Matarrese non erano preclusi miracoli: il dirigente barese era, infatti, non solo presidente della FIGC, ma anche vice presidente dell’UEFA e vice presidente della FIFA. L’evento fu però mediaticamente smorzato dal clamoroso sciopero dei giornalisti e degli operatori tv, a causa del quale la diretta televisiva andò in scena muta, senza telecronaca o interviste. Una finale che in pochi ricorderanno, dunque, ma che fu di sicuro indimenticabile per quei tanti bambini baresi tra gli 8 e i 10 anni che si posizionarono in mezzo al campo per comporre la scritta umana “COPPA DEI CAMPIONI”. Per loro come certamente per i 30000 tifosi jugoslavi che, colorando ironia della sorte di biancorosso gli spalti del San Nicola, quel 29 maggio 1991 si sono sentiti a casa pur sull’altra sponda dell’Adriatico.
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