Una mini serie di sei puntate su YouTube a cura di The Pills per dire al mondo – dopo 30 anni – che i fantacalcisti esistono. E sono in mezzo a noi.

“Sei così”.

“No, non sono così”.

“Si, sei così”.

“None”.

È questa più o meno la sintesi dei 45 minuti di visione di “Fantacalcio: la serie” se sul divano abbiamo da una parte uno/a che il fantacalcio lo fa e dall’altra uno/a che il fantacalcio lo subisce, ovvero che sopporta quello/a che lo fa. Provateci, non è pericoloso. Anzi, il merito di questo prodotto che i The Pills e Quadronica tenevano nel cassetto ormai da diverso tempo – il riferimento a Quagliarella nel primo episodio ci dà un indizio decisivo: siamo tra il 2020 e il 2021, in piena epoca Covid – è proprio questo: illuminare il cono d’ombra che da ormai 30 anni fa parte della (doppia) vita di milioni e milioni di italiani, in cui molti di loro sono cresciuti, dalle scuole dell’obbligo fino all’età in cui si diventa padri o madri di famiglia. Ma sempre, inderogabilmente, perseguendo ciò che ha oramai trasceso il rango di semplice tradizione per entrare nella più mistica definizione di rituale: il fantacalcio.

Un cono d’ombra, dicevamo, in cui la doppia vita di ogni fantacalcista si è dipanata affannosamente tra situazioni imbarazzanti, rinunce dolorose e momenti di forte, fortissimo disagio sociale. Per lui e chi lo circonda, o meglio chi ha scelto di circondarlo pur sapendo di tale annoso e irreparabile difetto di fabbrica.

Ebbene, possiamo dirlo: era ora che qualcuno si facesse carico del peso di raccontare pubblicamente tutto ciò.

Luca Vecchi e i The Pills lo fanno con il loro ormai celebre e iperbolico sarcasmo, tracciando gli archetipi dei giocatori e sviluppando delle classiche situazioni di ogni lega fantacalcistica, in cui determinati eccessi paiono solo un artificio narrativo essenziale affinché la troppa immedesimazione non appesantisca quello che resta comunque un momento di entertainment. Già perché il fantacalcio è una cosa seria e queste sei puntate si prendono la responsabilità di gridarlo ai quattro venti una volta per tutte. Il sollievo, per chi gioca, non è tanto quello di vedersi rappresentato più o meno fedelmente sullo schermo, ma nel constatare che chi non gioca finalmente potrà capire che cosa succede dentro quel cono d’ombra e nell’animo di chi lo vive. Cose troppo difficili da spiegare a parole senza essere presi per matti; più facile – si fa per dire – metterle in scena.

Sarà che “l’attesa del piacere è essa stessa il piacere” ma forse l’abbiamo aspettata talmente tanto questa “Fantacalcio: la serie” che oggi, al day after, ci resta quel senso di incompiutezza, quella voglia di averne di più che non sappiamo se verrà mai appagata. Certamente la breve durata non rende giustizia di tutto il mondo che ruota attorno al fantacalcio né della profondità di alcuni personaggi sui quali ci resta la curiosità di un eventuale maggiore sviluppo (Carla su tutti).

Ma la scelta di restare sulla superficie attraverso personaggi e situazioni archetipiche era ovviamente obbligata per un prodotto originale, sperimentale nel senso di mai fatto prima, come “Fantacalcio: la serie”.

In una parola: necessario. Necessario a squarciare il velo dell’omertà: i fantacalcisti esistono e sono in mezzo a voi. Ora non potete più far finta di non saperlo.

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Fantacalcio la serie recensione The Pills