La media voto dei calciatori del Lecce in base alle Pagelle della stampa nazionale e locale, con le considerazioni della Penna Verde.
Può bastare il jolly pescato da Banda al 90° a disinnescare le polemiche tra Di Francesco e il pubblico? Può e forse deve. Ma senza nascondersi dietro il dito.
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con gli highlights di Lecce-Udinese 2-1
Migliori e Peggiori per la Stampa locale e nazionale
BANDA 7,25. La perla su punizione al 90° non solo ricorda balisticamente quella più famosa di Chevanton al Milan, ma consente al Lecce di interrompere un digiuno di vittorie che durava da 8 partite nelle quali aveva raccolto la miseria di 2 punti. Si può parlare di redenzione dello zambiano dopo il disastro contro il Parma? Certo, ma solo con funzione di sprone motivazionale. Perché per il resto se ne riparlerà a fine maggio.
GANDELMAN 6,95. Sempre più a suo agio nei panni del Milinkovic-Savic giallorosso, sta mettendo in campo tutto ciò che si aspettava da lui ovvero una concretezza poco appariscente che però significa tanti duelli aerei vinti, aiuto indispensabile alla punta e leadership in una zona del campo dove purtroppo si fa tanta fatica.
DI FRANCESCO 6,75. Lo spunto di riflessione lo sapete: la vittoria cancella tutto, e va bene così. Ma restiamo onesti: cosa scriveremmo oggi se quella punizione di Banda fosse finita in curva? Non è voglia di fare polemica a ogni costo, ma lo sforzo di guardare il bicchiere mezzo pieno (che spesso facciamo anche quando perdiamo) oggi va applicato al contrario. Bisogna dirsi la verità, senza nascondersi dietro un dito. Probabilmente saremmo qui a chiederci perché, al 76° di una partita sporca e con gli schemi ormai saltati — complice un campo che, come dice Runjaic, invitava più alla “preghiera” in area che al ricamo — ci siamo ancora una volta affidati al cambio ruolo su ruolo anziché provare a concretizzare il predominio territoriale cercando di riempire l’area con più uomini offensivi che potessero mettere in difficoltà i marcantoni friulani. Per questo lo stadio ha fischiato: non per ostilità preconcetta verso il mister (o peggio, i giocatori), ma per testimoniare il disappunto verso una scelta legittima ma non condivisa sul risultato di 1-1 che, diciamocelo, serviva a poco. Di Francesco, però, se l’è legata al dito. Prima la sfuriata verso la tribuna dopo il gol, poi il muro alzato davanti ai microfoni con la storia dei “computer” e degli “algoritmi”: “Che c… li metto a fare Stulic e Cheddira se non li ho mai provati insieme?”.
Ma qui non si chiedevano chissà quali geometrie, intese o movimenti sincronizzati. Si chiedevano 15 minuti di assalto all’arma bianca, l’arrembaggio “alla Mourinho”, quello dove la tattica lascia spazio alla disperazione e al cuore. Se stavolta gli dei del calcio si sono ricordati del Lecce, non è detto che abbiano voluto premiare quell’atteggiamento conservativo. Sia chiaro: è comprensibile che la tensione fosse alle stelle. Dopo un filotto negativo del genere e con un curriculum che non concede più margini d’errore, l’ansia da prestazione schiaccerebbe chiunque. Possiamo anche spezzare una lancia in favore del mister per il peso che porta sulle spalle, ma le piazzate contro un popolo che voleva solo vedere la sua squadra osare restano purtroppo fuori luogo. Rivendicare le proprie scelte fa parte del mestiere, rinfacciarle in quel modo ci è parsa una caduta di stile. Specialmente se poi, a ben vedere, quel pallone finito in rete è stato l’unico sottile diaframma tra il processo e l’esaltazione. Senza quel guizzo, oggi le ragioni della piazza avrebbero il peso inoppugnabile dei numeri e della logica. Se Banda avesse sbagliato, oggi parleremmo di un Lecce senza coraggio; per questo, usare la vittoria come uno scudo per rimbalzare le critiche è un errore di prospettiva. Piuttosto che dividere, Di Francesco potrebbe sfruttare questo episodio per riflettere, accettando che a volte la gente non ti contesta, ma ti chiede solo di non aver paura di vincere. La piazza non è il nemico da sconfiggere, ma l’unico alleato capace di trascinare la squadra oltre i propri limiti. Sempre che lui sia disposto a lasciarsi aiutare. Perché la solitudine è l’ultima cosa di cui Di Francesco ha bisogno in questo momento.

CHEDDIRA 5,85. Cresce l’intesa con Gandelman in una gara piuttosto complicata per lui viste non solo le condizioni del terreno, ma anche la fisicità dei suoi marcatori. L’insufficienza, a nostro parere, è ingenerosa.
PIEROTTI 5,45. Entra bene nell’azione del primo gol ma per il resto è la solita prestazione fatta di scelte sbagliate, indecisioni e movimenti non fatti che fanno più di una volta allargare le braccia all’inviperito Gandelman.
GASPAR 5,3. Il peggior Gaspar della stagione: svagato, impreciso, superficiale. Tutti i difetti che in un certo senso gli stiamo pacatamente contestando da inizio anno sono esplosi contemporaneamente nel primo tempo con l’Udinese. E ben prima dell’ingenuo rigore provocato. Speriamo sia solo un passaggio a vuoto.
Le pagelle definitive: la tabella con le medie voto finali in base ai giudizi della stampa locale e nazionale.

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Serie A 2025/26: le pagelle definitive del Lecce
Genoa-Lecce 0-0
Lecce-Milan 0-2
Atalanta-Lecce 4-1
Lecce-Cagliari 1-2
Lecce-Bologna 2-2
Parma-Lecce 0-1
Lecce-Sassuolo 0-0
Udinese-Lecce 3-2
Lecce-Napoli 0-1
Fiorentina-Lecce 0-1
Lecce-Verona 0-0
Lazio-Lecce 2-0
Lecce-Torino 2-1
Cremonese-Lecce 2-0
Lecce-Pisa 1-0
Lecce-Como 0-3
Juventus-Lecce 1-1
Lecce-Roma 0-2
Lecce-Parma 1-2
Inter-Lecce 1-0
Milan-Lecce 1-0
Lecce-Lazio 0-0
Torino-Lecce 1-0





