Totò De Vitis è stato un bomber che ha fatto scuola a gente come Inzaghi, Di Vaio o Maniero.
Autore di oltre 150 gol in 425 presenze tra Serie A, B e C, ho raccontato la sua storia per SportinPuglia.

Sognando Bonimba

La Lecce del 1964 è ben diversa dal celebre e patinato capoluogo turistico che conosciamo oggi. Poco più che un paesotto di provincia relegato “ai confini della terra”, finibus terrae, come dicevano gli antichi romani. E pure la rappresentativa calcistica giallorossa non se la passa benissimo, annaspando tra i campi di terra battuta della Serie C. Il capitano di quel Lecce è il difensore Gino De Vitis, alla sua quinta ed ultima stagione in Salento. Qui diventa papà di un bambino, Antonio, che tutti però impareranno a conoscere come Totò.

Inseguire un pallone dopo i compiti per Totò era un must, anche d’inverno: bisognava allenarsi per i tornei estivi, quelli sui campetti veri. Altro che scuole calcio, quelle De Vitis non le ha viste mai. Ma dopo aver giocato in tutti i ruoli, come capita ad ogni bambino, capisce che ha una particolare predilezione per il gol: buttare la palla in rete gli viene naturale, vede la porta anche quando le dà le spalle e intorno ai 12 anni entra a far parte di una piccola squadra dilettantistica locale. Le strade di De Vitis e del Lecce calcio, però, non si incrociano. Vuoi perché il piccolo Totò è interista (il suo idolo è Boninsegna), vuoi perché nel giro di un annetto arrivano gli osservatori del Napoli e se lo portano alle pendici del Vesuvio per crescerlo nel settore giovanile azzurro. Alla fine della sua incredibile carriera, De Vitis il giallorosso non lo indosserà mai. E questo sarà forse uno dei maggiori rimpianti suoi e di tutta la tifoseria salentina. Di sicuro non l’unico.

Antonio Totò De Vitis biografia Inzaghi Piacenza Verona Taranto Lecce

Prima in A a 18 anni

È il dicembre del 1982. Totò De Vitis ha 18 anni e gioca nelle giovanili Napoli da quattro. Non ha perso la tipica cadenza salentina con la doppia accentuata, ma la parlata è ormai partenopea e lui si sente a tutti gli effetti un napoletano. In Primavera insieme al compagno Iacobelli ha già fatto vedere di che pasta è fatto, tanto che mister Giacomini lo fa allenare praticamente sempre con la prima squadra, coccolato da un altro leccese d’adozione: Raimondo Marino. La stagione però va tutt’altro che bene, anzi: il Napoli è ultimo in classifica e prima della sosta Giacomini viene esonerato dal presidente Ferlaino, che richiama in panchina la bandiera Bruno Pesaola.

Antonio Totò De Vitis biografia Inzaghi Piacenza Verona Taranto LecceIl “petisso” si ritrova in rosa questo ragazzetto appena maggiorenne e lo porta subito in panchina col Genoa, visto che il titolare Ramon Diaz è assente. In avanti gioca Pellegrini con Vagheggi e Scarnecchia sulle fasce, ma nonostante Castellini tra i pali e il trio Krool-Ferrario-Marino in difesa, il Genoa passa su rigore e chiude in vantaggio il primo tempo. Il San Paolo è preoccupatissimo e accoglie la squadra con una selva di fumogeni e incensi porta fortuna cosparsi direttamente nella porta genoana durante l’intervallo. Pesaola guarda in panchina e constata di avere scarso materiale umano per cambiare le sorti della gara e della stagione. Così al 63° decide di gettare nella mischia lo sbarbato De Vitis al posto dello spento Scarnecchia. La difesa ospite adesso ha due punte da cui guardarsi e il dinamismo di De Vitis non solo indispone Onofri e Faccenda, ma consente anche al terzino Celestini di trovare più spazio sulla fascia. E proprio da una discesa di Celestini all’87° nasce il rigore (inesistente) che porta al pareggio il Napoli con Ferrario.

Fu la prima ed unica apparizione di De Vitis con la maglia azzurra del Napoli. L’anno successivo la dirigenza decise di puntare su Palanca, poi su Maradona e i fasti che ne seguirono, ma Totò aveva già preso un’altra strada, aggiungendo alla lista dei rimpianti quello di non aver mai giocato col Pibe de Oro e di non essere più tornato di casa al San Paolo nonostante fosse stato adottato dalla città.

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Sfaceli in Serie C

In realtà De Vitis sarà di casa al San Paolo ancora per la stagione successiva, in prestito alla squadra del quartiere Ponticelli denominata Campania, che disputa proprio nell’impianto di Fuorigrotta il campionato di Serie C1. I biancorossi allenati da Montefusco avevano chiuso terzi la stagione precedente dietro solo a Empoli e Pescara, diventando a tutti gli effetti la seconda squadra di Napoli. De Vitis forma con Sorbello una coppia d’attacco da 18 gol in due (7 in 27 presenze per il leccese), salvando la squadra ed entrando nelle mire dell’ambizioso Palermo appena retrocesso dalla B.

Nonostante i 20 anni, mister Rosati punta su di lui affiancandolo agli esperti Gabriele Messina e Hubert Pircher e regalandogli 19 gettoni in campo. De Vitis risponde con altre 7 reti (tra cui quella decisiva nel derby col Messina) che contribuiscono al ritorno in B dei siciliani in cui militavano tra gli altri Franco Paleari, Tebaldo Bigliardi, Rosario Biondo, Claudio Ranieri, Onofrio Barone, Gianni De Biasi e Pietro Maiellaro.

Antonio Totò De Vitis biografia Inzaghi Piacenza Verona Taranto LecceÈ il 1985 e per De Vitis potrebbero già aprirsi le porte della serie cadetta. Ma la nuova proprietà del Palermo opta per una rinnovata gestione tecnica: in panchina c’è l’argentino Angelillo e dal Napoli viene acquistata una vecchia conoscenza di De Vitis, l’attaccante Pellegrini. Dopo cinque presenze e 1 gol, nel mercato autunnale di ottobre Totò deve di nuovo fare le valigie.

Nel 1986 c’è un’altra squadra campana di Serie C1 in piena crisi di risultati e che ha disperatamente bisogno di un bomber da affiancare alla seconda punta Mauro Meluso. Antonio De Vitis non si fa pregare e risolleva la squadra fino al settimo posto con 16 gol in 25 presenze, bottino di reti secondo solo a quello del capocannoniere Romiti del Barletta.

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Finalmente in Puglia

L’avventura a Salerno finisce già nell’estate 1986, quando De Vitis risponde alla chiamata del Taranto, neopromosso in Serie B. Per Totò è la grande occasione di dimostrare a 22 anni di essere pronto per il salto di categoria. In Puglia ritroverà ex compagni come Rosario Biondo e Pietro Maiellaro e se la deve vedere con la concorrenza proprio di Romiti, acquistato dal Barletta. La stagione non inizia benissimo e il tecnico Mimmo Renna viene sostituito dopo 9 giornate dall’esperto in salvezze Fernando Veneranda. Il Taranto soffre nei bassifondi della classifica e alla fine del girone di ritorno è ultimo a 12 punti, ma la crescita di bomber De Vitis è inarrestabile: dentro l’area di rigore è praticamente immarcabile per quasi tutti i difensori cadetti, dai quali si nasconde per poi piombarli addosso come un rapace, specialmente di testa. Il girone di ritorno dei rossoblu è una cavalcata a ritmi vertiginosi, tanto che si potrebbero salvare all’ultima giornata battendo il Genoa in casa se la Sambenedettese non batte il Bari. Il Giudice Sportivo non dà una mano agli jonici squalificando lo stadio Iacovone e la gara decisiva si disputa al Via del Mare di Lecce. Proprio quel Lecce di Mazzone che sta contendendo allo stesso Genoa un posto al sole vista Serie A.

La sera prima sotto l’albergo di De Vitis e compagni c’è la bolgia. La polizia cerca di mantenere l’ordine pubblico chiedendo ai giocatori di affacciarsi almeno per un saluto ai tifosi del Taranto e del Lecce uniti per chiedere una sola cosa: la vittoria. È il Genoa di Attilio Perotti, con Cervone, Torrente, Policano, Luperto, Eranio e Gigi Marulla. Ma De Vitis, leccese di nascita, quella partita non la può proprio sbagliare e schianta il Grifone con una doppietta, che unita al gol del compagno di merende Maiellaro sancisce il 3-0 finale: ammontano così a 18 le reti del cannoniere pugliese, secondo solo a Rebonato della capolista Pescara. La Samb però va a vincere 4-3 a Bari e dunque saranno tre squadre a sfidarsi in un triangolare per evitare la retrocessione: Taranto, Campobasso e addirittura la Lazio, autrice di un campionato da incubo con tanto di penalizzazione per lo scandalo Totonero-bis.

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Eroe dei Due Mari

È il 27 giugno 1987, stadio San Paolo di Napoli. Uno stadio che Totò De Vitis conosce molto bene. A scendere in campo per la prima partita di spareggio sono il Taranto e la Lazio, che ha già sconfitto il Delfino due volte su due in stagione. Nonostante la classifica, si tratta di una corazzata, che senza i 9 punti di penalità avrebbe lottato per la promozione in A. Mister Fascetti può infatti contare sui portieri Terraneo e Ielpo, i difensori Gregucci, Piscedda, Marino e Podavini, i centrocampisti Camolese, Pin e Caso e gli attaccanti Mandelli, Fiorini e Poli, coperti dal giovane Rizzolo in rampa di lancio. Al Taranto – orfano di Maiellaro e del tecnico Veneranda, entrambi squalificati – serve una prestazione memorabile ma può contare sulla spinta della marea rossoblu fatta da circa 15mila tifosi approdati in Campania nonostante il caldo afoso. Nella Città dei due mari, invece, sono tutti attaccati agli schermi per seguire la telecronaca RAI a cura di Giorgio Martino, che rimbalzava il collegamento con Bruno Pizzul da Pescara per seguire l’altro spareggio per la promozione in A tra Cesena e Lecce, in una sorta di Diretta Gol ante litteram.

Il match è bloccato dalla paura di perdere, d’altronde entrambe le squadre hanno a disposizione un altro incontro col Campobasso. C’è un giocatore, però, che quando arriva la palla in area di rigore non sente né paura né timori reverenziali. E al 60°, pur trovandosi in netta posizione di fuorigioco, scarica alle spalle di Terraneo il pallone dell’1-0 lanciandosi in una corsa sfrenata urlando col braccio al cielo verso la curva dei supporters tarantini situata dall’altra parte del campo.
Al triplice fischio è il tripudio ma c’è ancora un’altra partita da giocare contro il Campobasso in cui militano Beppe Accardi, Primo Maragliulo, Paolo Pochesci, Franco Baldini e Ruggiero Cannito. La partita è maschia e i molisani recriminano per un rigore non concesso dall’arbitro scatenando un siparietto non proprio amichevole tra i presidenti Molinari e Fasano. A sbloccarla è un episodio, il classico tiro della domenica che Luca Evangelisti scocca da distanza siderale insaccando nel sette e raggelando i tifosi tarantini. I rossoblu si lanciano così all’arrembaggio affidando la palla ai piedi e alla testa di De Vitis e proprio grazie a un fallo subito dalla punta al limite dell’area,il Taranto pareggia su punizione, guadagnandosi l’agognata permanenza in Serie B.

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Foto Credits: La Nazione, TuttoSalernitana, Il Nobile Calcio, Il Napolista, CalcioHellas, Mondo Rossoblu.