Spaghetti Reggae arriva nel 2001: impossibile non parlare di Genova e del G8 e lo faremo attraverso la musica di una band fiorentina. A seguire, un artista controverso il cui personaggio pubblico non ha mai reso giustizia alla persona privata. E la sua musica ne è stata diretta conseguenza…
Ben ritrovati con il 67° appuntamento con Spaghetti Reggae. Questa settimana ce ne andiamo a Firenze per ascoltare l’unico brano inedito del disco live che ha reso celebre in tutta Italia una band folk-rock, introducendoci al tema dei fatti del G8 di Genova del 2001.
Sempre nel 2001, vi porterò a conoscere un artista controverso, seriamente impegnato ma al tempo stesso irrimediabilmente trash. Come è possibile? Scopritelo su Spaghetti Reggae andato in onda venerdì 15 febbraio all’interno di Militant Dub Area su Radio Città Aperta.
Siamo arrivati al 2001, anno in cui nascono l’ipod, Wikipedia e VLC media player, ma anche l’anno in cui Bush, Blair e Berlusconi salgono al potere e ci si prepara alla grande manifestazione contro il G8 di Genova, in cui purtroppo il 20 luglio perderà la vita il giovane Carlo Giuliani, ucciso dal carabiniere Mario Placanica. Un episodio che rappresentò il culmine dalla grande violenza perpetrata dai difensori del capitalismo contro chi era sceso in piazza a dissentire e si ritrovò in un bagno sangue, basti pensare ai fatti della scuola Diaz o della caserma Bolzaneto, sui quali persino Amnesty International e il Parlamento Europeo chiesero conto al governo italiano. Proprio per l’importanza di quel G8, i cui provvedimenti ancora paghiamo sulla nostra pelle come dimostrano ad esempio le recenti proteste dei pastori sardi sul prezzo del latte, il fermento che lo anticipò fu senza precedenti. Migliaia di associazioni, movimenti, collettivi e rappresentanti della società civile da tutta Europa si organizzarono per darsi appuntamento nel capoluogo ligure e alzare la voce contro i potenti del mondo che giocano con la vita delle persone.
E il brano Spaghetti Reggae di oggi, uscito due mesi prima del G8 di Genova, sembrava realizzato ad hoc per invitare le persone a farsi coraggio, unirsi e tornare a manifestare come forse in Italia non si faceva più da 30 anni. Si tratta infatti dell’unico inedito che apriva come uno schiaffo in faccia l’album live intitolato Se mi rilasso collasso di una band folk rock fiorentina attiva sin dal 1993. L’invito del gruppo era quello di spogliarsi dagli abiti civili, dalle maschere che siamo costretti a indossare tutti i giorni e ritrovarsi tutti insieme in un unico coro contro le ingiustizie: “oggi non lavoro, oggi non mi vesto, resto nudo e manifesto” l’incipit di questa poesia incastonata in un ipnotico ritmo reggae ska folk e dub che porta subito alla mente immagini di infiniti cortei, bandiere rosse e pugni chiusi levati al cielo.
Su Spaghetti Reggae oggi c’è la Bandabardò con Manifesto.
È molto difficile parlare del prossimo artista Spaghetti Reggae, perché tutt’oggi è al centro di numerose controversie della critica musicale, tra chi lo considera un avanguardista puro e chi invece lo ha proclamato indiscusso monarca del trash italico. Nato a San Paolo del Brasile, vive la sua giovinezza a Milano tra il centro sociale Santa Marta e il Parco Lambro, due luoghi simbolo della cultura antagonista di sinistra anni ’70. Personaggio colto e politicamente impegnato, amante del Settecento veneziano e della pittura di Giambattista Tiepolo, si è definito ideologicamente ancora più a sinistra del PCI, partito in cui militava suo padre e che ha sostenuto con la sua musica in numerosi comizi elettorali. Un intellettuale, verrebbe dunque da dire, che però ha avuto un’unica ma devastante sfortuna: aver costruito la sua carriera durante gli anni ’80, un’epoca da cui musicalmente in pochissimi sono riusciti a uscire vivi. E dunque, nonostante la bravura come musicista specialmente con la chitarra e gli sforzi per scrivere testi di denuncia in cui affrontava provocatoriamente temi decisamente pesanti, è tuttora ricordato come l’Arlecchino del rock italiano. Un’immagine pubblica ben distante da quella privata descritta sin qui ma da lui stesso disegnata e cucita, in cui si erge a protagonista di un mondo futuristico ed alieno composto da robot, marziani, bambole meccaniche, materiali metallici, plastici, magnetici, catodici, led e suoni elettronici, che nella loro apparente banalità esprimevano vari problemi di allora come i falsi miti e le illusioni dello yuppismo anni ‘80. Temi attuali ma al tempo stesso resi grotteschi da queste atmosfere musicali cyberpunk, in cui però alla fine a trionfare è sempre quell’anima trash che non lo abbandonerà mai nemmeno nel look. Come nel brano Spaghetti Reggae di oggi che risale alla parte finale della carriera, quando le luci della ribalta si sono spente e le file di fan urlanti ai concerti sono solo un ricordo. Siamo infatti nel 2001, la cannabis è ancora un tabù e scegliere di fare un pezzo dal titolo Fatti una canna è apprezzabile quantomeno nel coraggio. Il testo poi, contiene una serie di interessantissimi riferimenti culturali: da Lucrezio ad Epicuro, da Mallarmé a Baudelaire, passando da Haile Selassié sino ad arrivare a Jack Kerouac e Allen Ginsberg. Una sottotrama tuttavia insufficiente a far passare in secondo piano la banalità dell’approccio al tema, il cantato e, soprattutto, un arrangiamento Spaghetti che più che una canzone reggae ricorda la sigla di qualche programma televisivo pomeridiano per bambini di 30 anni prima. Già perché nonostante sia stata prodotta nel nuovo millennio, questa canzone sembra essersi bloccata nel tempo e nello spazio all’epoca dei paninari, ad opera di un Arlecchino vittima della sua stessa maschera di burattino intrappolato tra i fili del sistema. Tratto dall’album CyberClown del 2001, lui è Alberto Camerini con Fatti una Canna.
Nella prossima puntata chiuderemo il 2001 andando nella Capitale a scoprire un altro dei gruppi storici della scena reggae italiana, apparso in quegli anni anche sulle radio nazionali e sulle tv musicali.
Nella seconda parte resteremo a Roma ma nell’estate 2002, per riprendere un classico dei tormentoni anzi, a tutti gli effetti un prototipo di Spaghetti Reggae.
Appuntamento a venerdì 22 febbraio con Militant Dub Area, dalle 10 alle 12 su Radio Città Aperta.
Riascolta le puntate dello storytelling Spaghetti Reggae:
0) Stagioni 2017 (1966-1980) e 2018 (1980-1997), 2019 (1996-2000)
1) Gerardina Trovato e Daniele Silvestri (1996)
2) Subsonica (1997)
3) Giuliano Palma e i Bluebeaters (1999/2000)
4) Africa Unite e Reggae National Tickets (2000)
5) Federico Stragà e Krikka Reggae (2000-2001)
Progetto grafico: Alberto De Leo
Tappeto sonoro: Bandabardò – Se Mi Rilasso Collasso (2001); Alberto Camerini – Skatenati (1980)
Fonti: Antiwarsongs.org, Bandabardo.it, Debaser.it, Heartofglass.altervista.org, Ilmanifesto.it, Leparoleelecose.it, Musicalnews.com, Noisey.vice.com, Orrorea33giri.com, Rockit.it, Rockol.it, Wikipedia.





