La media voto dei calciatori del Lecce in base alle Pagelle della stampa nazionale e locale.

Il Lecce si dimostra superiore al Verona ma prima spreca, poi si accende a intermittenza fino a rischiare addirittura di capitolare sotto l’inerzia confusionaria dei gialloblu di Baroni.

 

L’AVVERSARIO: VERONA. Caro vecchio Marco Baroni, quante ne abbiamo passate insieme e quante ce ne siamo dette, di cotte e di crude? Impossibile volergli male anche vedendolo con un’altra tuta su un’altra panchina. Per l’occasione il mister ha voluto sparigliare le carte che fin qui aveva sempre smazzato come i suoi predecessori, ovvero adattandosi alle caratteristiche di una squadra negli anni plasmata sul 3-5-2. Contro il suo Lecce, invece, Baroni reimposta il 4-3-3 con Tchatchoua improvvisato terzino destro per tenere le falcate di Banda (un po’ una mossa alla Musah, se ricordate Lecce-Milan) e il giovane Terracciano (davvero un gran bel prospetto) dirottato a sinistra. All’inizio il Verona è spaesato e soffre il Lecce che dopo mezzora potrebbe stare anche sul 3-0 se solo fosse più concreto. E serve appunto un regalo dei giallorossi per trovare il pareggio che gli regala un insperato intervallo sereno. Che Baroni sfrutta per spronare i suoi a caricare a testa bassa, trovando però un grande Falcone e un gol di Gonzalez che li riporta di nuovo sotto. A quel punto saltano gli schemi: palla lunga e pedalare e alla fine, complice anche l’ingenuità dei giovani salentini, la decide uno degli incubi recenti della storia leccese, quel Milan Djuric che si scatena ogni volta che vede il giallorosso, un po’ come a fine anni ’90 faceva un altro bomber di provincia, Salvatore Campilongo (per i più giovani, googlate Lecce-Palermo 1-7) sempre spietato contro il Lecce.
Un pareggio che il Verona merita più per la garra che per la qualità di gioco messa in campo: la panchina di Baroni per il momento è salva, ma non in tutte le partite ce la si può cavare così.

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con gli highlights di Verona-Lecce 2-2

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I voti della stampa, le considerazioni de La Penna Verde

FALCONE 7,05. Mostruoso tra i pali. Rivedibile in tutto il resto. Come al solito. Ma su questo fondamentale punto in trasferta ci sono i suoi guantoni. E chi afferma il contrario è in malafede.

GENDREY 5,65. Sta spingendo di più e questo ci piace. Qualche difficoltà nel controllo palla non gli consente di essere maggiormente incisivo quando viene pescato nella metà campo avversaria. Come in passato, paga queste corse e a fine gara prima Strefezza e poi Venuti praticamente giocano in suo soccorso.

PONGRACIC 6,25. Guida la difesa in maniera imperiosa ma nei momenti di difficoltà, quando la squadra si abbassa pericolosamente, dovrebbe alzare maggior mente la voce e toglierseli tutti di dosso.

BASCHIROTTO 5,95. Il match fisico con Djuric è sempre impegnativo, ma non ci aspettavamo ne uscisse sconfitto così facilmente. Ce lo appuntiamo per il ritorno.

DORGU 4,85. Il capro espiatorio della settimana. Ammonito dopo cinque minuti, su un appoggio “diversamente intelligente” di Falcone si ritrova la palla sul destro e prova ad appoggiarla orizzontalmente al compagno che però è già avanti alla linea del passaggio. Non si fa: palla persa e gol del Verona. Ora è diventato un brocco e D’Aversa ha sbagliato a metterlo titolare? Ma neanche per sogno. Adelante, Patrick!

GALLO 5,9. Entra per un Dorgu in giornata no col compito di limitare Ngonge e magari farsi vedere anche in avanti. Gli è andata bene.

GONZALEZ 6,78. L’Uomo in più, per citare un bel film per di più a sfondo calcistico di Paolo Sorrentino. Titolare al posto di Kaba, sembra essere tornato quel centrocampista moderno che aveva fatto stropicciare gli occhi per tutto lo scorso girone d’andata. Cagnaccio in pressing sugli avversari, sul velluto quando c’è da portare o servire, cinico e fortunato se gli si para la porta davanti. Giocherà sempre così? Non sappiamo, ma intanto se la forma è questa deve essere un titolare fisso.

BLIN 5,85. In regia in vece dello squalificato Ramadani, risente della ruggine da campo e soprattutto del multitasking che da sempre gli è richiesto: un po’ difensore centrale, un po’ mezzala, un po’ regista, un po’ mediano, alla fine ci sta che abbia le idee un po’ confuse. E anche lui capitola su Djuric.

OUDIN 6,85. Finalmente buono il suo impatto sul match, incredibile il golazo che tira fuori dal cilindro.

(RAFIA s.v.). Entra più che altro per cercare di spezzare il ritmo dell’arrembaggio scaligero.

BANDA 5,75. Reduce dal gol con la Nazionale, ci mette tanto entusiasmo ma la solita, immancabile imprecisione. Le urla che si levano dopo che, solo davanti al portiere, gli spara addosso ai piedi mettono alla prova tutti i vetri infrangibili del Salento. Tanti rimpianti.

(VENUTI s.v.). D’Aversa non si fida di metterlo al posto di Gendrey, ma comunque glielo piazza a ridosso perché il francese 90 minuti non li regge.

KRSTOVIC 5,1. Ancora una prestazione più che sottotono del montenegrino, che prova a ripulire le poche palle sporche che gli arrivano. Perché di servizi per un numero nove manco a parlarne.

(PICCOLI 5,95). “Papà, ma quindi annullano tutti i gol di Piccoli?“, mi chiede stupito mio figlio. Voi che avreste risposto?

SANSONE 5,75. Parte titolare e gioca bene finché ne ha, poi va lentamente spegnendosi fino al cambio.

(STREFEZZA 5,55). Continua l’utilizzo a singhiozzo di capitan Strefezza. Entrato in una fase della partita in cui è il Verona ad attaccare, si consuma la suola delle scarpe a correre su e giù per aiutare Gendrey e si ricordano un paio di interventi decisivi, uno di testa a spazzare l’area e un recupero palla da esterno tutta fascia qual era quando giocava alla Spal. Non è questo lo Strefezza che abbiamo conosciuto, è ovvio, ma in questa partita non c’erano le condizioni per fare diversamente e ritrovarsi tra i peggiori in campo per la stampa è, a nostro avviso, profondamente ingiusto.

D’AVERSA 6. Sufficienza piena per il mister. Al netto delle scelte condivisibili o meno (per chi scrive solo Piccoli avrebbe meritato una chance da titolare), la schizofrenia della squadra è solo in parte responsabilità sua, che la partita l’aveva preparata anche bene. Djuric, ad esempio, non è un cliente facile, anzi, dal punto di vista del gioco aereo il peggiore della Serie A. Con lui non la si becca proprio mai, tanto vale fare come in tutto il primo tempo, ovvero: lasciargliela prendere e posizionarsi attorno per andare a recuperare la spizzata. Quando si è applicato questo meccanismo, le sponde del pennellone bosniaco sono finite tutte su piedi giallorossi. Quando si è invece deciso di andare a contrasto aereo o, addirittura, di raddoppiare con Blin, il Verona ha avuto gioco facile e Djuric, tanto per cambiare, ha segnato.
Il calo di tensione del secondo tempo però deve fare riflettere, perché i punti lasciati per strada non possono restare solo come rimpianti ma devono tramutarsi in esperienza. Farsi mettere sotto dai soliti campanili da terza serie non è accettabile, così come concedere quelle punizioni dal limite sapendo appunto che l’unica arma di cui dispongono gli avversari è la contraerea. La malizia non si compra al supermercato, ma si affina settimana dopo settimana in allenamento. 

 

Le pagelle definitive: le medie voto finali in base ai giudizi della stampa locale e nazionale.

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Serie A 2023/24: le pagelle definitive del Lecce

Lecce-Lazio 2-1
Fiorentina-Lecce 2-2
Lecce-Salernitana 2-0
Monza-Lecce 1-1
Lecce-Genoa 1-0
Juventus-Lecce 1-0
Lecce-Napoli 0-4
Lecce-Sassuolo 1-1
Udinese-Lecce 1-1
Lecce-Torino 0-1
Roma-Lecce 2-1
Lecce-Milan 2-2