Il Lecce (6,6) ce l’ha fatta: per il 5° anno di fila giocherà in Serie A. È il miglior risultato di sempre in 118 anni di storia calcistica in una città che vanta il 6° maggior numero di abbonati allo stadio in Italia.
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con gli highlights di Lecce-Genoa 1-0
Il Lecce ce l’ha fatta di nuovo: si è salvato per la quarta volta consecutiva e giocherà il suo quinto campionato di Serie A di fila. Un traguardo mai raggiunto in 118 anni di storia calcistica in città.
Parliamo di una piazza che può vantare il sesto dato più alto d’Italia per abbonamenti allo stadio (e non certo a prezzi stracciati, a dispetto di qualche insinuazione): 22.179 tessere. Sotto solo alle milanesi, alle romane, al Genoa e al Napoli. Sopra a realtà di dimensione europea come Bologna, Atalanta, Fiorentina, Torino e addirittura alla Juventus. Per non parlare del Como, che farà la Champions League con 6.800 abbonati.
Questo non vuole essere il solito argomento per incendiare gli animi e alzare a dismisura le aspettative, generando cortocircuiti spasmodici tra ciò che il Salento meriterebbe e ciò che realisticamente può fare. Perché ad oggi il Lecce è un modello di sport e di business che, anche se ai piani alti non piace, fa scuola. Anzi, fa università. E lo fa in un comune di 100mila abitanti, con un territorio da un milione e mezzo e un bacino d’utenza sparso un po’ ovunque, ma pur sempre collocato in una splendida periferia geografica dove qualunque avversario in A deve farsi almeno cinque ore di viaggio solo per raggiungerci. Viceversa, il Lecce affronta traversate oceaniche ogni volta che gioca lontano dal Via del Mare, trovando però sempre l’abbraccio dei suoi tifosi: sia gli eroi che viaggiano di domenica notte con lunedì lavorativo, sia i residenti altrove che non vedono l’ora di compattarsi attorno a quei colori per sentirsi, almeno per due ore, a casa.
Il miracolo è tutto qui. Senza sporgersi troppo dal balcone a magnificare la nuova copertura o il centro sportivo, che a passare per leccapiedi ci vuole un attimo. Ma se provate a googlare le principali città italiane per abitanti, divertendovi a vedere quante realtà più grandi, più ricche e fino a ieri più blasonate languono in categorie che non vogliamo neppure nominare, probabilmente giungerete a questa stessa conclusione. La fantomatica sportività invocata in questi giorni è anche quella che ti fa riconoscere la realtà: piazze che si millantano come poli commerciali, finanziari e imprenditoriali non sono in grado di replicare ciò che è stato fatto qui. Aspettano il mecenate di turno, l’americano, l’asiatico o il fondo d’investimento con soldi da buttare. Non sono capaci di mettere insieme quattro o cinque professionisti del territorio che abbiano cervello, cuore e un progetto di prospettiva da tirare su anche con budget estremamente limitato.
Come hanno fatto Sticchi Damiani, Liguori, Adamo, Carofalo e soci: non certo miliardari, ma consapevoli sin da quella finale playoff persa ai rigori con l’Alessandria che il Lecce, con loro, avrebbe avuto chance solo perseguendo l’auto-finanziamento. Capite ora perché non ce ne frega niente di essere sportivi con chi piange miseria perché nessun magnate si compra la sua squadra?
Che il Salento abbia dato una lezione a tutti è evidente. E, più di tutti, lo sa un signore chiamato Pantaleo Corvino. Anche quest’anno finito nel mirino dei fuochi incrociati, su queste pagine talvolta difeso altre criticato, sempre però provando a mantenere l’equilibrio di chi non ha cambiali da pagare a nessuno. Ebbene anche quest’anno, questo signore ci ha dimostrato — a volte in silenzio, altre sbattendocelo in faccia nelle sue conferenze-show — che alla fine quello che ne capisce di calcio è lui. E noi… sarà come dice il Marchese del Grillo e forse dobbiamo farcene una ragione.
Poi, possiamo dire che questo è stato uno dei Lecce tecnicamente più avari di sempre? Che non ci ha fatto quasi mai divertire? Che la gioia più grande nel calcio è l’esplosione per un gol e noi con Zeman ne vedevamo più in una stagione che nelle ultime tre messe insieme? Sì, si può e si deve dire. Ma trasformare questa legittima insoddisfazione in una crociata permanente, come se dietro l’angolo ci fosse una fila di acquirenti più capaci a livello societario, dirigenziale e scoutistico è da suicidio calcistico. Da manicomio criminale sportivo.
Chi ancora oggi alimenta (e forse pure campa, economicamente o psicologicamente) su questo conflitto interno meriterebbe una sola, esemplare punizione: la multiproprietà coi De Laurentiis.
Buona Serie A, Lecce.
Buona Serie A, Salento.

Le pagelle definitive: la tabella con le medie voto finali in base ai giudizi della stampa locale e nazionale.

Clicca per ingrandire la tabella delle pagelle definitive (in grassetto i migliori e peggiori per ciascuna testata)
Serie A 2025/26: le pagelle definitive del Lecce
Genoa-Lecce 0-0
Lecce-Milan 0-2
Atalanta-Lecce 4-1
Lecce-Cagliari 1-2
Lecce-Bologna 2-2
Parma-Lecce 0-1
Lecce-Sassuolo 0-0
Udinese-Lecce 3-2
Lecce-Napoli 0-1
Fiorentina-Lecce 0-1
Lecce-Verona 0-0
Lazio-Lecce 2-0
Lecce-Torino 2-1
Cremonese-Lecce 2-0
Lecce-Pisa 1-0
Lecce-Como 0-3
Juventus-Lecce 1-1
Lecce-Roma 0-2
Lecce-Parma 1-2
Inter-Lecce 1-0
Milan-Lecce 1-0
Lecce-Lazio 0-0
Torino-Lecce 1-0
Lecce-Udinese 2-1
Cagliari-Lecce 0-2
Lecce-Inter 0-2
Como-Lecce 3-1
Lecce-Cremonese 2-1
Napoli-Lecce 2-1
Roma-Lecce 1-0
Lecce-Atalanta 0-3
Bologna-Lecce 0-2
Lecce-Fiorentina 1-1
Verona-Lecce 0-0
Pisa-Lecce 1-2
Lecce-Juventus 0-1
Sassuolo-Lecce 2-3


Anche quest’anno, per l’ultima settimana di sofferenza, dobbiamo fare atto di fede.
-5
Novembre ’87, mia prima partita allo stadio. Mantellina, calosce e un argentino col numero 9 che sbuca dalla fanghiglia del Via del Mare per poi esultare braccia al cielo.

-4
Una punizione così violenta da spaccare la traversa e volare in cielo, oltre le nuvole. Lassù, gli dei del Calcio l’hanno guardata, ammirata e rispedita giù. Direttamente in rete.

-3
Proteggici dalle assenze, dalle espulsioni, dai rigori negati e da quelli assegnati contro. E posa il tuo mancino su quello di Antonino: per tutto il suo sudore, per un’ultima, meritata gioia.

-2
Anche se siederai sull’altra panchina, ricordati dei tuoi fratelli e sorelle che insieme a te esultarono per promozioni e salvezze e che oggi invocano la tua clemenza.

-1
Boemo, guida la mente del tuo discepolo. Proteggici dal baratro del fuorigioco e benedici l’azzardo delle due punte. Ricordati di Juliano, vent’anni dopo. E così sia.

0
O Mago, tu che in una sera d’estate fosti l’ultimo a piegare con un trucco il Grifone, infondi i tuoi prodigi nei piedi dei tuoi successori e liberaci dalla Serie B. Amen.





